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martedì 28 ottobre 2008

Milano - la nuova Bocconi è World Building of the Year

Foto Flickr stepaganini
Foto Flickr eletrix


27/10/2008
News
Ora la nuova Bocconi è World Building of the Year
Dopo il titolo nella sezione “Formazione” la nuova sede sbaraglia anche i vincitori delle altre 16 categorie al World Architecture Festival di Barcellona

Il mondo dell’architettura aveva già espresso giudizi lusinghieri sul nuovo edificio della Bocconi di via Roentgen, progettato da Yvonne Farrell e Shelley McNamara dello studio Grafton Architects di Dublino, ma quello della scorsa settimana al World Architecture Festival di Barcellona è stato un vero trionfo. Dopo il titolo di miglior edificio dell’anno nella sezione “Formazione”, la nuova sede universitaria ha sbaragliato anche i vincitori delle altre 16 categorie, aggiudicandosi all’unanimità il titolo di World Building of the Year.

Il World Architecture Festival, organizzato nel capoluogo catalano dalla britannica Architectural Review ruotava intorno al concorso riservato a edifici completati negli ultimi 18 mesi, al quale hanno partecipato 722 progetti da 63 paesi. Alla fase finale di Barcellona sono arrivati 224 progetti da 43 paesi, tra i quali sono stati scelti, in un primo tempo, i vincitori delle 17 categorie e, venerdì 24 ottobre, l’edificio dell’anno, secondo il giudizio di una supergiuria presieduta da Robert Stern, preside della Yale School of Architecture. Presidente della giuria sarebbe dovuto essere Lord Norman Foster, ma un suo progetto era tra i 17 finalisti.

Secondo la testimonianza di Catherine Slessor, uno dei giurati della categoria “Formazione” che ha potuto assistere ai lavori della supergiuria che ha assegnato il premio assoluto, i giurati si sono subito orientati verso la nuova Bocconi, che avrebbe il pregio architettonico “di affrontare temi complessi con grande immaginazione”, per usare le parole di Stern.

Cecil Balmond, altro membro della giuria, ha dichiarato di apprezzare la soluzione strutturale, “leggera e senza istrionismi gratuiti”, degli uffici sospesi, mentre Suha Ozkan ha ammirato il modo in cui il nuovo edificio “porta la città nel campus, unendo la vita di Milano e quella dell’università”. Alludendo alle megastrutture di sapore modernista dell’edificio, Stern ha dichiarato che “è uno di quei grandi edifici che ti fanno rivedere un momento del passato in un modo totalmente nuovo”. Il direttore del Festival, Paul Finch, ha definito l’opera “un progetto totalmente tridimensionale” e ha elogiato la sua relazione con la città. Più leggero il commento di uno degli altri membri della giuria, Ricky Burdett: “L’edificio afferra il duro, arcigno Dna di Milano e gli alza le gonne”.

La supergiuria finale, presieduta da Robert Stern, Yale School of Architecture, era formata da Cecil Balmond, Ove Arup Partners; Ricky Burdett, London School of Economics; Charles Jencks, critico; Suha Ozkan, XXI Architectural Culture Centre, Ankara.

Fabio Todesco


Sono contentissimo, l'edificio mi è piaciuto da subito, purtroppo in un contesto misero e povero, ma un vero gioiello architettonico a mio parere.

5 commenti:

lollo ha detto...

un convinto "evviva" da parte di uno studente bocconiano fierissimo di potersi aggirare ogni giorno tra le immense sale e aule di un palazzo-scultura come questo!!!!certo all'inizio ci si mette un pò per far abituare l'occhio dinanzi a tanta imponenza e severità,ma poi ci si rende conto di quanto in effetti l'elemento principale e più caratterizzante di questo edificio sia la leggerezza!immensi blocchi di pietra sospesi nel vuoto o retti solo da lastre di vetro non possono che accentuare lo stupore di un attento osservatore!
Complimenti!stavolta gli audaci sono stati premiati,ed era giusto così!

Aru ha detto...

avevo visitato il cantiere l'anno scorso e mi ero ritrovato come all'interno di una tomba egizia, volumi di dimensioni sconfortanti e spazi poco a misura d'uomo come l'immensa cordata per il piano sotterraneo. chissà che i rivestimenti abbiano fatto miracoli ma dubito.

Anonimo ha detto...

orrore... se fosse in un parco, ma un muro di granito chiuso nelle strette vie di Milano... pensavo che il tempo del palazzo di giustizia fosse passato...perchè dobbiamo dire che questo è il DNA di Milano e non possiamo pensare ad avere un'architettura più leggera, più aperta?

Anonimo ha detto...

.. ORRORE ... ma mi chiedo ci avete passeggiato a fianco almeno??? quello che viene definito ORRORE manco si nota.

Regala una splendida sensazione di leggerezza e luminosità ... io sono rimasto affascinato.. si nota che sono architetti anglosassoni.. infatti lo studio del rapporto strada/pedone è un livello sopra dei palazzi simili costruiti in italia

Panka

arciere remoto ha detto...

Bello. Bello.

E' un concentrato di tutto quello che si può desiderare da un edificio: a partire dall'architettura, alle strutture (le solette sono letteralmente appese alle travi di copertura)

Magari anche le università pubbliche investissero in opere come queste. Invece abbiamo i (pur lodevoli) ex capannoni a Bovisa

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